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Convegno della montagna
Ri-generare la montagna: una visione che mette al centro territorio, comunità, ambiente e salute.
Ri-generare la montagna: una visione che mette al centro territorio, comunità, ambiente e salute
Ci siamo ritrovati in un piccolo Comune della pedemontana pordenonese, in un angolo del Friuli dove la montagna conserva ancora tutta la sua bellezza, ma anche le sue contraddizioni, le sue fragilità e le sue potenzialità.
Un luogo e una comunità che ci hanno accolto per aprire un confronto su temi che, troppo spesso, vengono affrontati separatamente: territorio, tradizioni, economia, ambiente, servizi e salute.
Ne abbiamo parlato attraverso prospettive diverse, dall’università a chi studia e progetta il futuro dei territori, fino a chi la montagna la vive, la racconta e ne conosce le trasformazioni.
Perché la montagna non è soltanto un paesaggio da ammirare, una risorsa turistica da valorizzare o un territorio da salvaguardare. È prima di tutto un sistema vivente, fatto di ecosistemi, persone, relazioni, saperi e identità.
«In montagna si contano sempre più alberi che abitanti», recita una frase che invita a riflettere.
Ma forse dovremmo chiederci anche che cosa stiamo facendo di quegli alberi e di quegli abitanti. Perché entrambi hanno bisogno di essere riconosciuti, ascoltati e custoditi.
Non possiamo continuare a considerare i borghi come luoghi destinati a diventare testimonianze di un passato che scompare, né i boschi come semplici elementi del paesaggio, da proteggere soltanto perché preziosi o sempre più rari.
La montagna può essere molto di più.
Può diventare un laboratorio di nuove possibilità, un luogo in cui sperimentare modelli di sviluppo capaci di tenere insieme economia, qualità della vita, tutela ambientale, servizi e salute.
Ri-generare la montagna, oggi, significa proprio questo: costruire una visione che sappia andare oltre la semplice residenzialità, oltre il lavoro e il turismo, per riconoscere il valore delle risorse naturali e dei servizi ecosistemici che questi territori possono offrire.
Significa comprendere che la salute delle persone non è separabile dalla salute degli ambienti in cui vivono e che il benessere di una comunità passa anche dalla possibilità di mantenere un rapporto vivo con la propria terra.
È una prospettiva che riguarda anche il valore terapeutico e preventivo degli ambienti naturali, la possibilità di integrare natura e salute, di costruire nuove opportunità di accompagnamento e benessere attraverso la relazione con il bosco e il paesaggio.
Ma nessun progetto può funzionare se rimane un’isola.
Servono competenze, ricerca scientifica, amministrazioni, imprese, professionisti, associazioni e soprattutto comunità locali. Serve una rete capace di condividere responsabilità e visioni, senza dimenticare che i primi protagonisti del futuro della montagna sono proprio coloro che la abitano.
La montagna non ha bisogno soltanto di essere raccontata. Ha bisogno di essere compresa, riconosciuta e resa nuovamente abitabile, attrattiva e generativa.
Perché custodire un territorio non significa conservarlo immobile, ma creare le condizioni perché possa continuare a vivere, evolversi e offrire opportunità anche alle generazioni future.
E forse è proprio da qui che dovremmo ripartire: dalla capacità di riconoscere nella montagna non un margine rispetto alla città, ma un patrimonio di possibilità per ripensare il nostro modo di vivere, di prenderci cura dell’ambiente e, insieme, di prenderci cura di noi stessi.
La montagna non è un’isola da salvare. È una comunità di vita da rigenerare.